Cogitoraptor: pensieri al sangue

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l’italia vista dall’estero…

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da www.antoniodipietro.it

L’ ITALIA VISTA DALL’ESTERO     

All’estero ci vedono come nell’articolo di ieri del Financial Times: “Italy gets tough on crime but neglets corruption”, che ho fatto tradurre ed è riportato nel seguito del post. Il FT non è, purtroppo, un caso isolato di critica alla politica italiana dopo le ultime elezioni. Periodicamente pubblicherò la traduzione di articoli che riguardano l’Italia presi dalle testate internazionali più prestigiose. Chi frequenta il blog avrà l’impressione che gli stranieri sono informati sull’Italia molto più di noi.

L’Italia adotta una linea dura contro il crimine ma trascura la corruzione.

(FT, 5 agosto 2008)

“Silvio Berlusconi, miliardario, magnate dei media e tre volte primo ministro, è ritornato al potere questa primavera interpretando in modo brillante lo stato d’animo del Paese, vale a dire un prevalente senso di insicurezza degli italiani sul loro benessere fisico ed economico.

In conformità alle promesse elettorali, ieri (4 agosto ndr) l’esercito ha schierato 3.000 soldati per il pattugliamento urbano contro il crimine ed è stata dichiarata una emergenza nazionale per affrontare le centinaia di immigranti, in maggior parte africani, che navigano dalle coste della Libia verso le spiagge italiane. Sono iniziati un censimento e la rilevazione delle impronte digitali degli zingari. Molti saranno espulsi. Gli oppositori della sinistra accusano Berlusconi di alimentare, grazie alla sua capacità di utilizzo dei media, lo stesso senso di paura che offre di curare. I ministri del precedente governo si sono sentiti costantemente indeboliti dalle notizie di crimini selvaggi commessi da stranieri – in particolare il caso della moglie di un ufficiale della Marina il cui orribile omicidio divenne un tema della campagna elettorale di Roma, in cui è stato eletto il primo sindaco di destra dai tempi del Fascismo.

Sebbene le statistiche comparative siano notoriamente rischiose, gli studi delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea indicano che le percentuali relative ai crimini in Italia sono sotto la media europea. Gli abitanti di Roma sarebbero sorpresi di sapere di essere più sicuri dei residenti di Londra, Copenhagen o di Amsterdam. Ma, come sa ogni politico, è la percezione che conta. Le affermazioni della coalizione sconfitta alle elezioni di una diminuzione del crimine non sono state ascoltate. Come ha rilevato nel 2008 l’istituto di ricerca Eurispes nel suo rapporto sull’Italia, i livelli di ansietà non hanno seguito il trend di diminuzione del crimine.

Curiosamente – data la frenesia che ha dominato i discorsi pubblici – alcuni studi esterni indicano che gli italiani sono meno preoccupati per la loro sicurezza di molti altri europei. Unisys, una società di information technology, pubblica due volte all’anno un indice della sicurezza. In marzo, nel picco della campagna elettorale, gli italiani hanno avuto un punteggio quasi immutato e moderato, pari a 94, relativo a quattro calcoli sulla percezione della sicurezza nazionale, personale, finanziaria e internet. Questo comparato a 117 nel Regno Unito, che è stato accreditato di “imperturbabilità e flemmatica risposta alla provocazione”, nonostante attacchi terroristici e l’esplosione della bolla immobiliare. Ai due estremi ci sono i tedeschi (165) e i francesi (76).

Sebbene l’Italia si confronti bene con i suoi pari europei per quanto riguarda i crimini violenti, l’evidenza suggerisce che per la corruzione è tra i peggiori. L’Italia è posizionata in 40esima posizione nel Transparency International indice globale per la corruzione. Soltanto la Grecia viene dopo nell’Europa dei 15. La Banca Mondiale, attraverso l’aggregazione di vari indici, attribuisce all’Italia la 71esima posizione, leggermente sopra la Corea del Sud, ma molto sotto i suoi pari europei. La lotta contro la corruzione non è stata una delle priorità durante le elezioni italiane. Su questo fronte i due atti degni di nota del governo Berlusconi durante i suoi primi mesi in carica sono stati una legge che garantisce l’immunità al primo ministro e ad altre tre cariche dello Stato e l’eliminazione dell’ufficio dell’alta commissione contro la corruzione. Berlusconi, libero temporaneamente da un processo per corruzione, ha dichiarato che “finalmente i magistrati non possono più a lungo perseguitarmi e posso passare il sabato dedicandomi alla politica invece che a discutere con i miei avvocati”.

Invece, Drago Kos, capo di Greco il gruppo di Stati contro la corruzione stabilito dal Consiglio Europeo, ha avvertito che l’Italia sta per “ritornare in una situazione in cui non c’è una reale volontà politica di combattere la corruzione”.

Il Governo italiano lo nega fermamente. Afferma che la commissione semi indipendente contro la corruzione era inefficiente e sotto dimensionata e che le sue attività saranno assorbite da altri ministeri.

I critici si chiedono, comunque, se i ministeri pubblici sono la soluzione ottimale per combattere la corruzione nella pubblica amministrazione. E inoltre notano che con le sue indagini nel settore della sanità pubblica – uno delle principali fonti di guadagno delle Mafie – la commissione contro la corruzione si è guadagnata dei potenti nemici. Salvatore Boemi è stato retrocesso. Due sue indagini vedevano coinvolti senatori della coalizione di governo.

Questo non è per suggerire che la corruzione è dominio del centro destra.

Due casi legali vedono coinvolti i vertici dei governi regionali di Abruzzo e Campania che sono accusati, rispettivamente, per corruzione nel settore della salute e per l’assegnazione di contratti per lo smaltimento dei rifiuti. In questi casi il governo dice che la giustizia deve seguire il suo corso.”

Written by cogitoraptor

7 agosto 2008 at ù

Pubblicato su INTERNAZIORAPTOR

Berlusconi fiddles, Italy burns…

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Italy’s government

Berlusconi fiddles, Italy burns

Jul 17th 2008 | ROME
From The Economist print edition

Silvio Berlusconi’s government is turning out to be depressingly similar to his previous one

Illustration by Peter Schrank

THIS time, it was all meant to be different. Silvio Berlusconi exuded sober responsibility in his successful bid to be re-elected prime minister in April. Unsurprisingly, say his apologists. His government from 2001 to 2006 was a tale of missed opportunities to modernise Italy and leave his mark on history that he now regrets.

There were other reasons for hoping that he would govern the country for its own good, rather than for his. He was known to aspire to the presidency and so needed to acquire an aura of statesmanship. One reason his previous government failed was resistance to liberal reform by the Union of Christian and Centre Democrats, which is no longer part of his coalition. And he seemed to have solved his personal difficulties with a string of ad personam laws that secured his legal position and protected his business empire.

Yet ten weeks after the swearing-in of Mr Berlusconi’s new government, the political agenda is dominated more than ever by his personal and corporate interests. In its short life, the government has put forward at least four ad personam measures.

One was intended to dodge a European Court of Justice ruling that Rete 4, one of three television channels in Mr Berlusconi’s Mediaset network, was occupying frequencies that should go to another operator. The government proposed a decree to prevent Rete 4 being moved to satellite, but it ran into such fierce opposition that it withdrew the text for “reformulation”.

A second decree was aimed at restricting telephone tapping in criminal investigations, and also the publication of transcripts. There are arguments for this change: a 2005 study by the Max Planck Institute found that eavesdropping was more common in Italy than in any other European Union country. Since the transcripts are often leaked to the media, even before charges are laid, innocent people can find their most private remarks splattered across the press.

But whenever Mr Berlusconi proposes any judicial reform, there are understandable suspicions of his personal motives (he recently called the judicial system a “cancer”). Before returning to office, he was taped on the orders of prosecutors in Naples as he lobbied an executive of Italy’s public-broadcasting service, RAI, on behalf of some actresses. Since Mr Berlusconi undertook to back the executive in a private venture, both men were laying themselves open to accusations of corruption. Indeed, a judge is now mulling whether they should be indicted.

As the phone-tapping decree was being drawn up, rumours began of more compromising tapes, said to contain sexually explicit conversations between the prime minister and his 32-year-old equal-opportunities minister, Mara Carfagna, a former topless model and Mediaset presenter. After it was reported that prosecutors would destroy material irrelevant to their inquiry, the cabinet held back the decree, rousing suspicions that the purported conversations with Ms Carfagna lay behind it. Ms Carfagna has said she will sue over the allegations being made about her.

Critics say that Mr Berlusconi’s legal problems are also central to two other measures. The first was drafted by the legal counsel who is defending him in court on charges of giving a $600,000 bribe to a British lawyer. Stuffed incongruously into a package of law-and-order changes, this law would have frozen for 12 months a range of trials, including Mr Berlusconi’s. By then, a second bill was to take effect guaranteeing immunity from prosecution to Italy’s four top office-holders, including the prime minister. Such was the outcry over the first measure that it was neutered by amendment, but only after it became clear that the second could be pushed through by the autumn, when Mr Berlusconi’s bribery trial is due to end. The security package, approved by the Chamber of Deputies on July 15th, now contains what some opposition politicians say is a fifth ad personam measure, entitling defendants to plea-bargain in mid-trial.

The government’s (and parliamentary) fixation with the courts and judicial reforms might be less alarming were there not so much else to be done that is both important and urgent. After a deceptive uptick in the first quarter, the economy is virtually stagnant again. Bank of Italy analysts paint a desolate picture of weak consumption and rising inflation. They have also raised the spectre of credit problems in a country that has so far been spared the worst of the global squeeze. They note that 70% of Italian mortgages are at variable rates, higher than the EU average—and this in a country where real disposable incomes are shrinking.

The central bank forecasts a paltry 0.4% growth in GDP this year and next. Its 2008 estimate is in line with the government’s (between zero and 0.5%), but more optimistic than the IMF’s April prediction of 0.3%. The Italian economy is yet again the backmarker in the euro area. Perhaps the most alarming news came on July 10th, when industrial production was reported to have slumped in May, down by 4.1% on a year earlier. Emma Marcegaglia, head of the employers’ lobby, Confindustria, said she was “really worried”. She is right. The engine of the good ship Italia is sputtering; the wind is blowing it towards the rocks; and the captain is busy with other matters.

So far the government’s only economic initiatives have been to scrap an unpopular house levy and reduce the tax on overtime. There is no hint of any debate on the liberalising measures that Italy’s hidebound economy badly needs. On the contrary, the government seems bent on pumping even more taxpayers’ money into the crippled national airline, Alitalia, and is now talking of changing the law to permit this. Looking ahead to the autumn, Mr Berlusconi has at least announced one “radical reform”—but only of the courts.

Written by cogitoraptor

22 luglio 2008 at ù